Il 12 ottobre a Roma sono stati presentati i dati dello studio multicentrico promosso dall’OMS denominato Health Behaviour in School-aged Children, meglio noto con l'acronimo HBSC. Si tratta di uno studio finalizzato a raccogliere dati sui comportamenti relativi alla salute in età pre-adolescenziale (11-15 anni). Lo studio realizzato in collaborazione tra l’ISS, le Università di Torino, Padova e Siena, ha coinvolto per la prima volta tutte le Regioni.
Per quanto riguarda i ragazzi tra gli 11 e i 15 anni, la raccolta dati condotta nel 2009-10 su 77.000 ragazzi indica tra l’altro:
• Una diminuzione della prevalenza di sovrappeso e obesi che va dal 29% nei ragazzi e dal 20% nelle ragazze undicenni, al 26% nei maschi e al 12% nelle femmine di 15 anni;
• lo svolgimento di minore attività fisica tra i ragazzi di 15 anni (48% dei maschi e 27% delle femmine) rispetto ai tredicenni (51% dei maschi e 34% delle femmine);
• il 40% dei maschi e il 24% delle femmine di 15 anni dichiara di consumare alcol almeno una volta a settimana;
• il 19% dei quindicenni (maschi e femmine) dichiara di fumare almeno una volta a settimana.
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mercoledì 27 ottobre 2010
HBSC 2010
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venerdì 22 ottobre 2010
Fumare fa male... molto male
Lo sanno tutti, il fumo fa male. Gli inglesi lo hanno comunicato in modo forte e chiaro, con una campagna informativa dai toni decisamente accesi. Del resto il problema è serio e merita di essere trattato. Talvolta si perde il senso delle cose. Allora si fa un gran parlare di rischi irrisori per la salute delle persone e si dimenticano rischi tangibili ed estremamente seri: il fumo di tabacco, per esempio, un vero e proprio killer che uccide indisturbato, in quella che definirei una “semi indifferenza generalizzata”.
Si comincia a fumare per emulazione, per sentirsi parte di un gruppo, per gioco o per curiosità. Si prosegue per divertimento, per noia o perché fumare piace. Ci si ritrova nella più totale dipendenza, e per alcuni la sigaretta diviene una vera e propria droga, impossibile vivere senza. Si finisce morti stecchiti.
E tra gli operatori sanitari, medici in primis, che dovrebbero conoscere molto bene i rischi collegati al fumo di tabacco, c’è un’alta percentuale di fumatori: il colmo!
A cosa stiate pensando mentre leggete queste righe: alcuni approveranno il parlare "duro"; altri avranno abbandonato la lettura mandandoci diretti a “quel paese”; altri ancora penseranno al “famoso nonno”, quello che ha fumato fino a 90 anni ed è morto di vecchiaia… (perché dunque dovrebbe succedere qualcosa a me?).
Si comincia a fumare per emulazione, per sentirsi parte di un gruppo, per gioco o per curiosità. Si prosegue per divertimento, per noia o perché fumare piace. Ci si ritrova nella più totale dipendenza, e per alcuni la sigaretta diviene una vera e propria droga, impossibile vivere senza. Si finisce morti stecchiti.
E tra gli operatori sanitari, medici in primis, che dovrebbero conoscere molto bene i rischi collegati al fumo di tabacco, c’è un’alta percentuale di fumatori: il colmo!
A cosa stiate pensando mentre leggete queste righe: alcuni approveranno il parlare "duro"; altri avranno abbandonato la lettura mandandoci diretti a “quel paese”; altri ancora penseranno al “famoso nonno”, quello che ha fumato fino a 90 anni ed è morto di vecchiaia… (perché dunque dovrebbe succedere qualcosa a me?).
mercoledì 20 ottobre 2010
Una tassa per la salute?
In occasione del Congresso dell'European society for medical oncology (Esmo) gli oncologi italiani hanno chiesto di aumentare di un euro il prezzo di ogni pacchetto di sigarette e di ogni seduta con lampade abbronzanti. Una sorta di "tassa per la salute" per dissuadere consumatori, soprattutto giovani, da abitudini che aumentano il rischio di tumore polmonare e di melanoma, e per arrivare a raccogliere 4,5 miliardi di euro l'anno, da destinare a potenziare gli organici delle oncologie italiane e a ridurre le liste d'attesa, con investimenti soprattutto nelle strutture del sud.
Siamo stati un modello con la legge antifumo del 2005, possiamo esserlo anche per l'introduzione di questo provvedimento che darebbe effetti immediati soprattutto sui giovani» afferma Carmelo Iacono, presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). Secondo gli esperti le campagne di prevenzione non bastano, «è necessario andare a "toccare le tasche" dei cittadini, nessuna misura è più valida»
(Fonte: DoctorNews33, 11 ottobre 2010).
La richiesta degli oncologi italiani è pienamente condivisa dal "mondo" della Prevenzione. Aumentare il costo dei pacchetti di sigarette è, nei fatti, una pratica la cui efficacia è indiscutibile: si sa anticipatamente che se un pacchetto di sigarette costasse un euro in più, si avrebbe una ricaduta pratica... che tradotto significa "riduzione della percentuale dei fumatori", specialmente dei più giovani.
La nota stonata è l'affermazione secondo cui gli esperti avvertirebbero che "le campagne di prevenzione non bastano". In questa affermazione è insita una visione riduttiva della prevenzione. Chi scrive ignora probabilmente che aumentare il costo dei pacchetti di sigarette è una misura preventiva. In questo caso si tratta di prevenzione fatta attraverso una decisione di politica sanitaria... nulla a che vedere con le campagne informative che forse, nell'immaginario collettivo, si associano al termine "prevenzione".
Siamo stati un modello con la legge antifumo del 2005, possiamo esserlo anche per l'introduzione di questo provvedimento che darebbe effetti immediati soprattutto sui giovani» afferma Carmelo Iacono, presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). Secondo gli esperti le campagne di prevenzione non bastano, «è necessario andare a "toccare le tasche" dei cittadini, nessuna misura è più valida»
(Fonte: DoctorNews33, 11 ottobre 2010).
La richiesta degli oncologi italiani è pienamente condivisa dal "mondo" della Prevenzione. Aumentare il costo dei pacchetti di sigarette è, nei fatti, una pratica la cui efficacia è indiscutibile: si sa anticipatamente che se un pacchetto di sigarette costasse un euro in più, si avrebbe una ricaduta pratica... che tradotto significa "riduzione della percentuale dei fumatori", specialmente dei più giovani.
La nota stonata è l'affermazione secondo cui gli esperti avvertirebbero che "le campagne di prevenzione non bastano". In questa affermazione è insita una visione riduttiva della prevenzione. Chi scrive ignora probabilmente che aumentare il costo dei pacchetti di sigarette è una misura preventiva. In questo caso si tratta di prevenzione fatta attraverso una decisione di politica sanitaria... nulla a che vedere con le campagne informative che forse, nell'immaginario collettivo, si associano al termine "prevenzione".
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