Picture by Steve Rhode
Sì, internet è un mondo senza regole. Questo è il bello di internet. Questo è il brutto di internet.
In internet il pensiero di un esperto e quello del "cittadino comune" viaggiano alla pari. Ma quando il cittadino comune ha ottime capacità comunicative e sa usare internet allora ha la possibilità di essere cento volte più efficace di un esperto e c'è la reale possibilità che sia considerato attendibile, tanto quanto il migliore degli esperti, anche se il suo punto di vista è scientificamente infondato.
Con ragionevole certezza anche nell'influenza dei social network devono essere ricercate le motivazioni per il flop della vaccinazione pandemica del 2009 e molto probabilmente la percezione negativa collegata ai vaccini è destinata ad amplificarsi nel tempo e a "contagiare" sempre più persone.
Fanno riflettere, in questo senso, i risultati di una ricerca condotta da Sanofi Pasteur MSD sulla percezione delle vaccinazioni nei social network in Italia. In particolare è emerso che solo su Facebook, visitato ogni giorno da 8 milioni di persone, si contano 40 mila pagine e 1.200 gruppi dedicati ai vaccini ma nel 95% dei casi l'immagine, e tutto ciò che ne consegue, è negativa. Risultati simili per YouTube e MySpace.
La domanda sorge spontanea: cosa fanno gli esperti per fronteggiare questo fenomeno?
Poco o nulla a quanto pare. Basti considerare che in un documento come il Piano Nazionale della Prevenzione 2010-2012 internet e le sue potenzialità comunicative non sono contemplate in alcun modo.
Procedendo così la Sanità Pubblica e la Prevenzione perderanno sempre più terreno nel complesso mondo della comunicazione.
Questo sarà il succo del mio intervento nella tavola rotonda pomeridiana del convegno organizzato dalla Società Italiana di Igiene (Sezione Marche) che si terrà domani, 14 dicembre, a Pesaro: Pensare globalmente, agire localmente: quale Piano Regionale della Prevenzione 2010-2012 per le Marche?
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lunedì 13 dicembre 2010
Il bello e il brutto di internet
lunedì 29 novembre 2010
Vaccinar...Sì !
Questo è veramente un bel blog!
E pensare che a crearlo è una donna che nulla ha a che fare con il mondo sanitario. Ulrike, la creatrice del blog, ha una sola passione: approfondire gli argomenti, non rimanere in superficialità, non lasciarsi trascinare dai "sentito dire". Così in passato ha deciso di approfondire il tema delle vaccinazioni ed ora è più informata sulle vaccinazioni di quanto non siano informati il 90% dei medici italiani.
Segnalo questo bel post, molto lungo ma estremamente importante. Quando un medico parla di vaccinazioni in una trasmissione radiofonica e a quel medico si concede l'etichetta di "esperto" allora possono capitare cose strane. Può capitare che quel medico dica cose assurde e quelle cose passino come verità assolute. Fortunatamente c'è gente come Ulrike che, punto per punto, riporta tutto su un piano di scientificità.
Il problema però nasce dal fatto che quanto l'esperto di turno ha dichiarato è arrivato alle orecchie di molti, troppi, mentre quanto Ulrike ha scritto sarà letto da pochi... un vero peccato!
E pensare che a crearlo è una donna che nulla ha a che fare con il mondo sanitario. Ulrike, la creatrice del blog, ha una sola passione: approfondire gli argomenti, non rimanere in superficialità, non lasciarsi trascinare dai "sentito dire". Così in passato ha deciso di approfondire il tema delle vaccinazioni ed ora è più informata sulle vaccinazioni di quanto non siano informati il 90% dei medici italiani.
Segnalo questo bel post, molto lungo ma estremamente importante. Quando un medico parla di vaccinazioni in una trasmissione radiofonica e a quel medico si concede l'etichetta di "esperto" allora possono capitare cose strane. Può capitare che quel medico dica cose assurde e quelle cose passino come verità assolute. Fortunatamente c'è gente come Ulrike che, punto per punto, riporta tutto su un piano di scientificità.
Il problema però nasce dal fatto che quanto l'esperto di turno ha dichiarato è arrivato alle orecchie di molti, troppi, mentre quanto Ulrike ha scritto sarà letto da pochi... un vero peccato!
lunedì 8 novembre 2010
Boom di tumori allo stomaco?
I marchigiani come me non si preoccupino. La notizia che hanno lanciato i giornali locali in giornata non è del tutto esatta. Secondo una testata giornalistica diffusa sul territorio regionale nelle Marche si sarebbe registrato un eccesso di tumori dello stomaco. Troppa carne, boom
di tumori allo stomaco nelle Marche: è questo il titolo sensazionalistico con cui il giornale ha voluto riportare le indicazioni di un comunicato stampa rilasciato dalla AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) a margine del XII Congresso nazionale della Società che si è aperto oggi a Roma.
La Regione Marche viene citata tra le regioni italiane più colpite dal fenomeno. E i principali imputati sarebbero l’eccesso di alcol, il fumo e soprattutto un’alimentazione scorretta: sotto accusa in particolare il forte consumo di carni rosse, specie se cotte alla brace, cibi affumicati, salati e/o conservati e infine lo scarso consumo di frutta e verdura.
Ritengo personalmente che prima di trasmettere certe affermazioni si dovrebbe riflettere sull'impatto che esse potrebbero avere. Il caso oggetto del presente post è dimostrazione difficilmente confutabile di quanto sia importante dare i numeri ma in maniera corretta (ovvero con precisione e dedicando tempo per spiegarli).
Vengo al dunque: si parla della Regione Marche come di una delle regioni con la più grande incidenza di tumori dello stomaco. Poi si citano le testuali parole del comunicato AIOM: "si parla di un vero e proprio ‘triangolo maledetto', che ha i suoi vertici a Perugia, Pesaro e bassa Romagna".
Il problema relativo alle Marche sta nell'assenza di un registro tumori che possa confermare o smentire questo tipo di dichiarazioni, basate unicamente su stime. Ed ecco che la notizia si trasfrorma: da news finalizzate a diffondere conoscenza rispetto alla AIOM, e alle sue iniziative scientifiche, a titoli sensazionalistici che potrebbero procurare inutili preoccupazioni. In realtà la situazione non è così drammatica: in buona parte del mondo il tumore dello stomaco sta regredendo (l'Italia non fa eccezione) mantenendo pur sempre delle caratteristiche di aggressività che ne fanno uno dei tumori a più alta mortalità.
Ben vengano i contributi giornalistici che accendono i riflettori su un problema, purchè lo si faccia nel tentativo di fare corretta informazione e non con l'esclusiva finalità di vendere copie di giornale.
di tumori allo stomaco nelle Marche: è questo il titolo sensazionalistico con cui il giornale ha voluto riportare le indicazioni di un comunicato stampa rilasciato dalla AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) a margine del XII Congresso nazionale della Società che si è aperto oggi a Roma.
La Regione Marche viene citata tra le regioni italiane più colpite dal fenomeno. E i principali imputati sarebbero l’eccesso di alcol, il fumo e soprattutto un’alimentazione scorretta: sotto accusa in particolare il forte consumo di carni rosse, specie se cotte alla brace, cibi affumicati, salati e/o conservati e infine lo scarso consumo di frutta e verdura.
Ritengo personalmente che prima di trasmettere certe affermazioni si dovrebbe riflettere sull'impatto che esse potrebbero avere. Il caso oggetto del presente post è dimostrazione difficilmente confutabile di quanto sia importante dare i numeri ma in maniera corretta (ovvero con precisione e dedicando tempo per spiegarli).
Vengo al dunque: si parla della Regione Marche come di una delle regioni con la più grande incidenza di tumori dello stomaco. Poi si citano le testuali parole del comunicato AIOM: "si parla di un vero e proprio ‘triangolo maledetto', che ha i suoi vertici a Perugia, Pesaro e bassa Romagna".
Il problema relativo alle Marche sta nell'assenza di un registro tumori che possa confermare o smentire questo tipo di dichiarazioni, basate unicamente su stime. Ed ecco che la notizia si trasfrorma: da news finalizzate a diffondere conoscenza rispetto alla AIOM, e alle sue iniziative scientifiche, a titoli sensazionalistici che potrebbero procurare inutili preoccupazioni. In realtà la situazione non è così drammatica: in buona parte del mondo il tumore dello stomaco sta regredendo (l'Italia non fa eccezione) mantenendo pur sempre delle caratteristiche di aggressività che ne fanno uno dei tumori a più alta mortalità.
Ben vengano i contributi giornalistici che accendono i riflettori su un problema, purchè lo si faccia nel tentativo di fare corretta informazione e non con l'esclusiva finalità di vendere copie di giornale.
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